C’è un luogo, a Casalecchio di Reno (Bologna), dove il futuro dell’energia si misura in milioni di miliardi di operazioni al secondo. È l’infrastruttura di supercalcolo High Performance Computing (HPC), vulgo supercomputer, Pitagora, prodotto in Ungheria da Lenovo, appena inaugurato al Cineca, il consorzio che da decenni rappresenta l’avanguardia italiana nel calcolo scientifico. Ma oltre alla potenza, va segnalata la sobrietà energetica: un mostro di potenza che consuma come un quartiere, eppure restituisce quasi tutto in calcolo utile, consentendo di ridurre il consumo di elettricità per il raffreddamento del sistema a valori inferiori fino al 40%.
Dietro l’asettica sigla 43,2 PFlop/s (milioni di miliardi di operazioni al secondo), di cui 27 e decimali con le Gpu, i processori grafici che sono alla base della rivoluzione dell’IA – si nasconde una macchina pensata per inseguire uno dei sogni più arditi della scienza: riprodurre sulla Terra l’energia delle stelle, quella della fusione nucleare. È questo l’obiettivo del consorzio EUROfusion, che finanzia Pitagora insieme a ENEA, e che vede l’Italia – con Cineca – nel ruolo di protagonista.Le simulazioni numeriche che Pitagora eseguirà – sulla turbolenza dei plasmi, sulla resistenza dei materiali, sulla stabilità dei campi magnetici – sono l’equivalente digitale dei reattori del futuro: ogni riga di codice è un esperimento in meno da tentare nel mondo reale, un passo in più verso una fonte di energia pulita, sicura e potenzialmente infinita.








