Quando gli si è proposta un’intervista per Libero, la reazione di Enrico Beruschi è stata «Urca, che bello!». Giubilo spontaneo, nonché reminiscenza del titolo di un brano che interpretava nel pleistocenico 1980. Sono passati quarantacinque anni, e lo spirito di Enrico è rimasto incolume: la predisposizione a donare il buonumore al prossimo suo gli appartiene come gli appartengono due braccia e due gambe. «È un cartone animato vivente», dice di lui Antonio Ricci nella prefazione all’autobiografia di Enrico Una vita meravigliao (scritta con Massimiliano Beneggi). È la maniera di Ricci, tutta sua, per dire al vecchio amico “ti voglio bene”. Ma sono in tanti ad avergli voluto bene. Allorché, meticoloso ragioniere alla Galbusera, gli capitò nel ‘72 di salire per caso sul palco del Derby Club, il riscontro del pubblico fu da subito positivo. Il destino era segnato: la sua maschera comica condita di salacità avrebbe raggiunto platee sempre più vaste. Arrivò il tripudio di Non stop, La sberla, Luna park, finanche una partecipazione a Sanremo con l’ammiccante Sarà un fiore. A teatro, galeotte le repliche de L’angelo azzurro, giunse l’incontro “fatale” con Margherita Fumero, che da allora divenne la sua sposa (per finta) antonomastica: insieme hanno raggiunto lo Zenit della popolarità al Drive in con gli sketch di Beruscao e del Doctor Beruscus, e a lei rimarrà legato (artisticamente) per sempre, finché morte non li separi. I prodromi della comicità di Beruschi si avvertivano nell’aria già quando, ragazzetto, condivideva la frequentazione dell’Istituto Cattaneo con Cochi e Renato. I preannunci invece della sua passione intensa per la lirica, che lo avrebbe condotto nella maturità a prender parte sia da attore sia da regista all’universo del bel canto e dei suoi eroi (Donizetti, Rossini, Verdi soprattutto, sfruttando in più di una circostanza la somiglianza fisica col Cigno bussetano) risalgono a quando, bimbetto, per lenirgli i patimenti di una febbre intensa, la sua mamma gli cantava l’aria della Boheme Mi chiamano Mimì, ma il mio nome è Lucia. A 84 anni, il segreto di Enrico è una ragazza di diciassette annidi cui è nonno: è da lei che ricava l’elisir dell’eterna gioventù.