Zohran Mamdani ha attraversato a piedi il ponte di Brooklyn, guidando una folla di sostenitori davanti al municipio. Quella City Hall dove spera di entrare da nuovo sindaco, se sarà eletto martedì a New York. Primo musulmano e socialista democratico alla guida della città, a soli 34 anni e con una scarna carriera alle spalle ma forte di una domanda di ottimismo e cambiamento e di una campagna progressista che ha mobilitato nuovi elettori, dai giovani alla comunità asiatica. È stata una marcia, all’alba, dall’esplicito simbolismo: “Siamo ad un passo da un nuovo giorno per la nostra città”, ha intonato tra striscioni e slogan quali “tassare i ricchi” ed “è il nostro momento”.

Sull’altro lato della barricata elettorale, il simbolo dell’esperienza e dell’establishment, l’ex governatore democratico Andrew Cuomo che corre da indipendente moderato ed attacca il favorito come estremista e incompetente, cercando di far dimenticare i suoi passati scandali di abusi sessuali e non solo. Ha attraversato nell sprint finale più quartieri, dal Bronx a Washington Heights, con slogan aggressivi e parsi volti a far leva sulla paura di svolte radicali: “Il socialismo non ha funzionato in Venezuela e a Cuba”, ha detto, affermando che sarebbe lui il candidato capace di portare efficaci riforme.