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Ultimo aggiornamento: 18:34
Quando Carlos Mazón, presidente della Generalitat Valenciana e leader del Partito Popolare (PP) regionale, si è presentato davanti alla stampa questa mattina alle nove, ha scelto parole solenni: “Portare avanti questo lavoro richiede una forza che né io né la mia famiglia abbiamo più”. Ma dietro il tono drammatico e il tentativo di difesa personale, le sue dimissioni segnano l’epilogo di una crisi politica e morale che covava da mesi.
Mazón paga la gestione della cosiddetta Dana, l’alluvione che il 29 ottobre 2024 devastò la Comunità Valenciana causando 229 morti. Un disastro naturale diventato poi una catastrofe politica: l’allora presidente fu accusato di essere stato assente nelle ore decisive dell’emergenza, mentre il sistema di protezione civile collassava. Nonostante l’annuncio delle dimissioni, Mazón resterà al suo posto fino a quando il PP non troverà un accordo con Vox, l’alleato di estrema destra necessario per nominare un nuovo capo del governo regionale. Una paralisi che lascia la Comunità Valenciana in piena incertezza istituzionale.
Nel suo intervento di addio, Mazón ha ribadito di aver “commesso errori, ma mai per calcolo politico o cattiva fede”. Ha ammesso di non aver sospeso la propria agenda il giorno della tragedia, ma ha cercato di giustificarsi con la già nota “teoria dell’apagón informativo” (una interruzione di informazioni): secondo lui, la Confederazione Idrografica del Xúquer non avrebbe segnalato l’esondazione e l’Agenzia meteorologica nazionale avrebbe previsto che la tempesta si spostasse verso la Castiglia-La Mancia.












