La conseguenza del fenomeno: l’emorragia dei residenti
Una panoramica del centro storico di Genova (immagine di archivio)
Genova – Gli affitti brevi stanno modificando il panorama delle nostre città, si dice. Tra palazzi che si svuotano di residenti, quartieri che si riempiono di turisti, lucchetti portachiavi che inquinano il paesaggio urbano e locazioni a medio e lungo termine che diventano più difficili da trovare e quindi, inevitabilmente, più care.
Ma il fenomeno non riguarda allo stesso modo il territorio di un comune. Gli appartamenti a disposizione dei visitatori si concentrano maggiormente in determinate aree rispetto ad altre, eppure gli effetti di questa trasformazione del tessuto cittadino si avvertono oltre questo perimetro. E succede, ovviamente, pure a Genova. La densità degli affitti a durata ridotta risulta massima in porzioni di città ben definite, la principale delle quali è il Centro storico. L’alto numero di abitazioni in una superficie relativamente limitata, la vicinanza con la maggior parte delle attrazioni cittadine, dai musei alle chiese, dall’acquario ai ristoranti e dai locali notturni fino alle vie dello shopping, ha reso i “caruggi” il fulcro di elezione per la diffusione di questo mercato rivolto ai turisti.






