Lo psichiatra Vittorio Lingiardi il 4 novembre sarà a Genova, al Teatro della Tosse, per uno spettacolo tratto dal suo libro “Corpo, umano” (Einaudi): “C’è un vuoto di fronte al quale aumenta la domanda di accudimenti compensatori: massaggi lampo, barber shop e nail shop ad ogni angolo. E la catena infinita del cibo”
Genova – Uno dei tratti caratteristici del nostro tempo digitalizzato è la supremazia della comunicazione smaterializzata sull’esperienza concreta della relazione. Ci sono idee e informazioni. Mancano i corpi. Ed è un problema che riguarda ognuno di noi e la collettività nel suo insieme perché, come suggerisce lo psichiatra e psicoanalista Vittorio Lingiardi in “Corpo, umano” (Einaudi, 2024), possiamo riconoscerci e riconoscere gli altri solo quando riusciamo a metterci in contatto con il corpo.
Come valuta lo stato di “salute psichica” dei nostri corpi?
«Oggi il corpo mi sembra disabitato e solo. È dappertutto e da nessuna parte. In questo vuoto aumenta la domanda di accudimenti compensatori: massaggi lampo, barber shop e nail shop ad ogni angolo. E la catena infinita del cibo: mangiare ovunque. Ma il nostro corpo dov’è? Siamo spaesati, sottoposti a torsioni innaturali tra i corpi troppo finti della rete e del mercato, e i corpi troppo veri della guerra, della migrazione, della reclusione, della violenza di genere, delle povertà. Rischiamo di dimenticare la trama, la consistenza, la sacralità del corpo. Tranne quando si ammala: allora ritorna. Ma ecco che si perde di nuovo in una medicina fatta di impegnative e macchinari: sempre meravigliosi ma spesso usati senza abitare la relazione medico-paziente. Anche in medicina c’è nostalgia del corpo. Sentirlo curato, da vivente e da morente».






