Vai a capire, ora, quanto ha influito l’arrivo alla Casa Bianca di un presidente che considera il riscaldamento globale «un mito», «una cosa che non esiste» e «una bufala costosa». Gli ultramiliardari sono sempre bravissimi a riposizionarsi con una capriola, lo abbiamo visto dopo il 5 novembre, giorno della vittoria di Donald Trump. O forse Bill Gates è sincero, la sua conversione è reale. O magari, chissà, non c’è stata alcuna conversione, perché il Gates che inseguiva il consenso della politica era l’altro, quello visto ai tempi di Barack Obama e Joe Biden. Che nel 2021 (non venti o dieci anni fa) scriveva il libro How to avoid a climate disaster, in cui ci avvertiva che «per evitare una catastrofe climatica dobbiamo azzerare le emissioni», perché «gli argomenti che dimostrano la necessità di arrivare a zero emissioni erano, e sono, inoppugnabili». Per la gioia di tutte le Thunberg del pianeta.
Quale che sia la spiegazione, il suo ravvedimento è piombato sulla bolla degli ecocatastrofisti come un meteorite e ha detto al mondo, ancora una volta, che l’epicentro del cambiamento è l’altra sponda dell’Atlantico. Il fondatore di Microsoft e attuale filantropo ha scritto sul proprio sito di “appunti”, Gatesnotes.com, un saggio intitolato “Tre dure verità sul clima”. È il suo messaggio alla Cop30, la trentesima Conferenza delle Nazioni unite sui cambiamenti climatici, l’appuntamento annuale in cui i rappresentanti di quasi duecento nazioni, scienziati, ong ambientaliste e aziende, si riuniscono per discutere come contrastare il cambiamento climatico. Sarà la prima a svolgersi nel luogo simbolico dell’Amazzonia, a Belém, in Brasile, e dovrà fare il punto sui progressi degli impegni presi con l’accordo di Parigi del 2015. Quell’intesa prevede di aumentare fino al 55%, entro il 2030, i tagli delle emissioni di CO2 rispetto al 1990: il Green Deal dell’Unione europea nasce così.









