«La vaccinazione sta andando bene, abbiamo un aumento, soprattutto tra gli anziani, tra il 10 e il 15 per cento. A Roma come nel resto d’Italia. Ci aspettiamo che il picco influenzale sia in linea con gli anni scorsi, attorno alla fine dell’anno». Il quadro è tracciato dal dottor Enrico Di Rosa, che oltre a essere direttore del Servizio di Igiene e Sanità Pubblica dell’Asl Roma 1 è il presidente nazionale Società Italiana d’Igiene, Medicina Preventiva e Sanità Pubblica (SItI). Il dato sull’aumento delle vaccinazioni rispetto all’anno scorso è confermato anche in Liguria dal professor Matteo Bassetti («siamo a più 50 per cento»).

A causa di un’intensa circolazione in Australia, che ha causato molti ricoveri, ma anche di un forte impatto arrivato prima del previsto in Giappone, quest’anno c’è attenzione alla nuova stagione influenzale. Non che l’anno scorso sia stata particolarmente lieve, visto che si calcola siano stati 16 milioni gli italiani con sindromi simil influenzali. Due settimane fa erano stati registrati i primi casi, per l’autunno, nel Lazio e in Lombardia, mentre venerdì l’Istituto superiore di Sanità ha diffuso il primo bollettino settimanale del servizio di sorveglianza RespiVirNet. I numeri sono già alti, ma vanno spiegati. Vengono prese in considerazione le Ari, vale a dire le infezioni respiratorie acute. In passato ci si limitava alle Ili (sindromi simil influenzali) che prevedono sintomi respiratori, ma anche sistemici. Le Ari sono più ampie: vengono inclusi tutti i pazienti che hanno tosse, mal di gola, difficoltà respiratorie, raffreddore. Questo premesso, il primo dato parla di 427mila casi, che significa in termini statistici 7,36 ogni 1.000 assistiti. I più colpiti sono i bambini tra i 0 e i 4 anni, con un’incidenza di 18 casi ogni 1.000 assistiti. Ma sono tutti malati di influenza? Ovviamente no. Secondo l’osservatorio dell’Istituto superiore di sanità «si registra ancora un basso tasso di positività per i virus influenzali e per il Virus Respiratorio Sinciziale (VRS) nella comunità. Tra i virus respiratori circolanti, i valori di positività più elevati sono stati rilevati per i Rhinovirus, per il SARS-CoV-2 e per i virus parainfluenzali». Inoltre, «anche nel flusso ospedaliero, i tassi di positività più elevati sono stati rilevati per i Rhinovirus, seguiti dal SARS-CoV-2. Per quest’ultimo, i tassi più alti si osservano nella fascia di età dei 65enni e oltre».