Rastrellare risorse. È l'unica via per cambiare la manovra in Parlamento, consentendo ai partiti di maggioranza di piantare qualche bandierina senza stravolgere la legge di bilancio. Modificare sì, ma lasciando i saldi invariati come da diktat del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti. Che non sarà né Trump né Papa Prevost, come chiarito dallo stesso ministro, ma che di sbavature sui saldi in calce alla manovra non vuol sentir parlare. «La coperta è corta ma ce la faremo bastare», conferma in scia Giorgia Meloni, che sulla linea del rigore fa asse col responsabile del Mef, in piena sintonia sui conti in ordine.
Ma qualcosa si dovrà pur fare, e così in Senato dove la manovra è approdata e dove oggi si entra nel vivo con l'avvio delle audizioni si ragiona su un'idea che potrebbe portare risorse fresche alle casse dello Stato, consentendo ai partiti di incassare ben più d'una battaglia senza far storcere il naso al governo. Puntando sul bene rifugio per eccellenza: l'oro, un porto sicuro in una fase dominata dalle tensioni geopolitiche e dalle guerre commerciali. Con un record dietro l'altro all'attivo, complice la crisi del dollaro che ha aumentato gli appetiti verso il metallo prezioso per eccellenza.








