"Ho visto mio padre in udienza. Era assistito, indotto, completamente plagiato. Più o meno come immaginavo di trovarlo. Magro ma un pò meno magro di come lo avevo visto in ospedale. Praticamente non mi ha detto nulla”. Lo ha detto oggi Evelina Sgarbi, intervenendo a Verissimo, a proposito della situazione del padre Vittorio Sgarbi alla luce anche dell’udienza davanti alla nona sezione del tribunale civile di Roma che dovrà decidere sulla facoltà del critico d’arte di occuparsi o meno dei suoi interessi e di gestire il suo patrimonio.
“Parlava quasi a forza – prosegue la figlia -. Le sue frasi erano indotte, fosse stato un incubo sarebbe stato meglio per come è andata. C'è' stato un momento in cui l ho osservato e ho visto il suo sguardo fisso, mi sono accorta che era totalmente una altra persona".
"Penso che papà non torni più come prima - prosegue Evelina Sgarbi - perché è d'accordo ad essere "accudito" dalle persone che gli stanno attorno. Se una persona è poco lucida e anche in quella poca lucidità è d'accordo con quelle persone che lo gestiscono, significa che non c'è' via d'uscita. A me le cartelle cliniche non sono mai state date. Io voglio che mi sia detto come lo trattano, che tipo di medicinali gli danno. Penso che non ci sia modo che torni come prima da come l'ho visto in udienza. Peraltro ho affrontato l'udienza da sola col mio avvocato, era praticamente un "tutti contro di me", mi pareva di stare in un film".













