Cortocircuito, compagni. A Torino il Pd ha deciso di posticipare il voto sul conferimento della cittadinanza onoraria a Francesca Albanese. Tecnicamente è un rinvio. In realtà è un tentativo di insabbiare la questione sperando, vanamente, che la gente dimentichi.

Il motivo della strategia è chiaro: prima la reprimenda dell’Albanese al sindaco dem di Reggio Emilia che aveva osato ricordare gli ostaggi israeliani; poi le parole durissime, sempre della relatrice Onu pro-Pal, sulla senatrice a vita Liliana Segre («... Per questo sostengo che ci sono gli esperti e che non è la sua opinione, o la sua esperienza personale, a stabilire la verità su quanto sta accadendo... C’è chiaramente un condizionamento emotivo che non la rende imparziale e lucida davanti a questa cosa»). È chiaro che il conferimento della cittadinanza avrebbe rinfocolato le polemiche e la giunta dem di Torino ha deciso di prendere le distanze, ovviamente per calcoli elettorali.

Il Pd ha motivato il dietrofront in questo modo: «Pensiamo che sia sbagliato portare in votazione una proposta che oggi non avrebbe i numeri per essere approvata. Non vogliamo dare adito a ulteriori polemiche, malignità e strumentalizzazioni sul lavoro indipendente e libero di Francesca Albanese, né offrire un’occasione di speculazione a quanti provano quotidianamente a delegittimare le sue competenze e le sue ricerche».