Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

Attorno al compositore a fine '800 si creò un cenacolo creativo di cui il Massaciuccoli fu il palcoscenico

È innegabile che Giacomo Puccini - ultimo grande esponente del verismo - abbia esercitato un'influenza sulle arti visive a cavallo tra Otto e Novecento, lungo un arco che, dal tardo naturalismo, attraversa la Scapigliatura, tocca la corrente simbolista e si spinge alle avanguardie europee. Fin dal suo arrivo a Torre del Lago (1891), intorno a lui si stringe un nucleo di artisti che, grazie alla sua presenza, trovano stimolo, direzione e un paesaggio condiviso. Il lago diventa così un crocevia di pittori, scultori e letterati; qui libertà creativa e vita quotidiana s'intrecciano senza soluzione di continuità. Alcuni frequentano stagionalmente; altri - i «Pittori del Lago» (Ferruccio Pagni, Francesco Fanelli, Raffaello Gambogi, Angiolo e Lodovico Tommasi), livornesi e allievi di Fattori, poi criticati per l'apertura alle nuove correnti europee - vi si stabiliscono, conducendo vite anticonformiste, spesso ai margini e con pochi mezzi. Un pomeriggio dell'estate appena trascorsa mi ha riportato fra quegli scorci, oggi profondamente mutati; eppure le opere conservate nella Villa Museo Puccini a Torre del Lago riaprono quel cenacolo creativo di cui il Massaciuccoli fu palcoscenico. Il confronto con i dipinti restituisce l'unità di un paesaggio e di un sentire. Basti pensare a Lago di Massaciuccoli di Lodovico Tommasi (1896): l'acqua bassa come un piano d'ardesia; i verdi salmastri che virano all'ocra sulle canne; il cielo compresso in grigi opalini. Il taglio quasi fotografico convoca lo sguardo lungo la linea delle barche, mentre le figure - appena intrise di luce - restano ferme