Sul marciapiede screpolato c’è ancora una pozza di sangue. Proprio lì, vicino a un tombino, in quella via Sabotino che fa quasi da raccordo tra il Comune di Collegno e quello di Torino, nel Piemonte blindato dalla morsa del primo freddo dell’anno. L’hanno ammazzato ieri notte, proprio sotto casa dei suoi genitori, quando era ancora buio, all’1.30, e in giro non c’era nessuno: Marco Veronese, 39 anni appena, titolare di una ditta di videosorveglianza, la M & M, tre bimbi piccoli, un’ex moglie da poco, una vita da ricostruire perché dopo una separazione a tutto pensi fuorché che possa capitare a te, che possa capitarti così, che qualcuno, all’improvviso, ti possa agguantare per strada e mandarti al Creatore con una, due, dodici o quindici coltellate di seguito. Una furia. «Che cosa fai, bastardo?».

È una vicina di casa dei Veronese a raccontare ciò che (probabilmente) è successo: bocche cucite sul caso, gli inquirenti non si sbilanciano, lo sgomento in città è ancora forte. Però lei l’ha sentita, a quell’ora fonda del mattino, poco prima che si compiesse il delitto. L’ha udita quella voce, che veniva da giù, dalla via. Per questo si è affacciata alla finestra: il 39enne «stava correndo, arrivava dal fondo della strada, era rincorso da un uomo incappucciato che indossava una giacca».