Allo scattare dei tre anni di vita del governo Meloni tanti lo hanno scritto: la cosa straordinaria dell’attuale maggioranza è che non abbia mai perso un voto rispetto ai blocchi di partenza, ovvero dalla vittoria alle politiche, e che anzi continui a crescere. L’esatto opposto di quanto avviene di solito in Italia, dove alla “luna di miele” con gli elettori segue una fase di logoramento. Oggi invece le posizioni sono sostanzialmente cristallizzate.

Ovvio che il principale merito sia da attribuire all’abilità di Giorgia Meloni e alla sua squadra, ma sicuramente aiutano anche alcune circostanze favorevoli. In particolare, c’è la palude in cui è finito il centrosinistra italiano, con lo scartamento del Pd schleiniano verso sinistra che evidentemente continua a convincere molto poco gli elettori. Il soviet al comando dei Democratici insiste con l’applicazione del dogma Franceschini, che prevede che la priorità in un’epoca di astensionismo alle stelle sia portare alle urne gli elettori della propria area, piuttosto che cercare incursioni in campi diversi dal proprio. E da qui segue la radicalizzazione dei temi al centro dell’azione Pd, peraltro già tutti presenti nell’agenda Schlein alle primarie, l’allarme per la democrazia, il fascismo e ora pure la Palestina libera.