Dopo l'accordo con gli Stati Uniti di Donald Trump, ecco quello con l'Unione Europea. La Cina di Xi Jinping estende la tregua nella guerra commerciale a tutti i Paesi occidentali. Pechino ha infatti confermato la sospensione dei controlli sulle esportazioni di terre rare verso tutti gli Stati membri dell’UE per i prossimi dodici mesi. Semplicemente, Pechino ha chiarito che si applica a tutti il rinvio di un anno del sistema di licenze governative concordato con la Casa Bianca nell'ambito dei negoziati che si sono conclusi con l'intesa siglata dai due leader nel vertice di Busan, in Corea del Sud. L’annuncio, dato dal commissario europeo al Commercio Maros Sefcovic dopo un colloquio con alti funzionari del ministero del Commercio cinese, segna una svolta in un momento di forti tensioni sul fronte tecnologico e industriale. La misura, che si applica retroattivamente ai controlli introdotti a ottobre, è stata definita da entrambe le parti come «un passo responsabile e appropriato» per garantire la stabilità dei flussi commerciali globali in un settore strategico per la transizione verde e la sicurezza industriale europea. Oltre alla sospensione, Pechino e Bruxelles hanno concordato di lavorare insieme su un meccanismo di licenze semplificate, con l’obiettivo di ridurre le divergenze e garantire un flusso regolare di minerali fondamentali per la produzione di veicoli elettrici, turbine eoliche, batterie e semiconduttori. Si tratta di una svolta importante, visti i timori che si erano diffusi nelle scorse settimane per l'impatto sulla produzione europea. L’Ue importa oltre l’85 % delle terre rare dalla Cina e dipende quasi interamente da Pechino per la raffinazione e la lavorazione di questi materiali. Negli ultimi anni Bruxelles ha cercato di diversificare le fonti attraverso il Critical Raw Materials Act e nuove partnership con Australia, Canada e Groenlandia, ma il percorso resta lungo e costoso. La sospensione dei controlli cinesi rappresenta dunque una boccata d’ossigeno per l’industria europea, in particolare per i settori automobilistico, elettronico e della difesa, oggi sotto pressione per la scarsità di materie prime e componenti. Le ricadute positive della tregua tra Xi e Trump non si fermano qui. In cambio dello stop alle ultime restrizioni cinesi sulle terre rare, Washington ha infatti rinviato di un anno il pacchetto di restrizioni sull'export (in particolare di software tecnologici) annunciato lo scorso 29 settembre, che prevedeva un ampliamento delle misure contro le affiliate delle aziende cinesi sotto sanzioni. Con effetti rilevanti sulle catene di approvvigionamento delle Big Tech cinesi, a partire da Huawei. Proprio per quella norma, si era aperta la crisi su Nexperia tra Cina e UE. La società olandese di chip, controllata dal gruppo cinese Wingtech Technology, era finita nel mirino di governi occidentali e di Washington per presunte vulnerabilità nella catena di approvvigionamento. A fine settembre, l’Aia aveva deciso di commissariare Nexperia, assumendo il controllo diretto della filiale olandese per «motivi di sicurezza nazionale». Pechino aveva risposto imponendo un blocco temporaneo alle esportazioni di componenti e chip prodotti negli stabilimenti cinesi dell’azienda, con ripercussioni immediate sulle catene produttive europee, in particolare sull’automotive.
Stop della Cina alle restrizioni delle terre rare in Ue. Ma solo temporaneamente
Dopo il via libera verso gli Usa arriva da Pechino anche quello all’Europa












