Ci sono soprattutto giovani e donne nel recinto del Campo da Ordem, un campetto da gioco ai piedi della chiesa di Nossa Senhora Aparecida, nel complesso di favelas della Penha a Rio de Janeiro.

Amici e familiari degli oltre130 morti nel raid di polizia contro il Comando Vermelho si sono dati appuntamento qui, per piangere insieme e soprattutto per protestare contro la mattanza.

Molti gli striscioni contro il governatore bolsonarista Claudio Castro, che ha promosso il blitz. Un lenzuolo con la scritta rossa lo chiama in causa: "130 morti non sono un successo".

L'atmosfera è tesa, gruppi di manifestanti arrivano anche da altre parti della città. Sono vestiti di bianco come richiesto nella convocazione del raduno, perché il tema centrale, oltre alla protesta, è la richiesta di pace.

Vari anche i media stranieri, tra questi l'ANSA, arrivati a testimoniare l'altra voce, quella che più difficilmente riesce ad uscire dai labirinti delle favelas della zona nord, e a farsi ascoltare. All'ingresso del campetto una ragazza distribuisce adesivi con l'immagine di Castro. In calce c'è la scritta "assassino".