Il colosso della “red passion” che ispira il brand del beverage, finisce nei guai per una presunta frode fiscale, in seguito a una verifica avviata dopo il 2019, quando la Davide Campari ha trasferito il pacchetto di maggioranza, il 51,8%, alla holding lussemburgese che controlla il gruppo.

Ieri la Guardia di Finanza di Milano, su disposizione del Tribunale di Monza, ha eseguito un decreto di sequestro preventivo per quasi un miliardo e 300mila euro, pari al circa il 16 per cento delle azioni della Campari, nei confronti della holding lussemburghese Lagfin, che detiene la maggioranza della società quotata che produce, tra l’altro, l’iconico bitter e una vasta rete di altri marchi di alcolici e analcolici distribuiti a livello globale.

La procura contesta alla holding la dichiarazione fraudolenta realizzata attraverso gli artifici, messi in atto dai vertici, nell’operazione, avvenuta proprio nel 2019, di «fusione per incorporazione» delle azioni della controllata italiana, che deteneva il pacchetto di maggioranza di Davide Campari, non indagato. A finire sotto inchiesta con l’ipotesi di frode fiscale è stato invece Luca Garavoglia, patron della lussemburghese che, secondo la procura guidata da Davide Gittardi, avrebbe orchestrato una serie di operazioni per nascondere le plusvaslenze.