«Manlio é qui, come sempre. La bellezza é eterna. I suoi sogni sono i nostri». Il ricordo di Manlio Epifania, dopo la scomparsa a 68 anni, arriva dall'ultima delle sue creature, amata come un figlio e che grazie al suo infaticabile impegno aveva messo buone radici nella città di Bari, come le piante che tanto amava: Parco Gargasole.

A portare via l'attivista e agronomo barese è stata una malattia, che già da tempo lo aveva colpito. Una battaglia che la scorsa estate lo aveva costretto a operarsi, ma che al contempo aveva confermato a tutti l'anima combattiva di Epifania, anima non soltanto del progetto del parco nato sulle ceneri di una parte dell'ex Caserma Rossani, ma anche dell'associazione Ortocircuito, il primo orto sociale urbano nel capoluogo, con il quale aveva tramandato anche alle giovani generazioni un ambientalismo consapevole e il grande amore per la natura. Un'attivista sempre in prima linea per difendere le sue idee e che più volte aveva provato a portare anche in prima persona nella politica: «Siamo stati candidati insieme nel 2018 con la lista Bari Bene Comune e abbiamo condiviso l'esperienza di Convochiamoci per Bari - racconta a Repubblica la consigliera metropolitana Francesca Bottalico - Poi durante il mio assessorato al Comune ci siamo spesso confrontati sui progetti di Parco Gargasole, perché l'obiettivo era che la struttura dell'ex Caserma Rossani fosse aperta alla città». E lui stesso ne ricordava il profondo significato: «La comunità. Quella bella, sincera, calorosa, accogliente, commovente - scriveva ad agosto - Questo è Gargasole per me e per tutte le persone che in questi anni stanno contribuendo alla sua esistenza».