La sinistra esulta perché un partito di centro, con un programma di destra, ha superato di pochissimo la destra. È questa la sintesi delle elezioni nei Paesi Bassi visto dai quotidiani italiani che vanno per la maggiore. Partiamo dalle estreme: Repubblica giovedì titolava “Olanda, voto a sorpresa. I liberali pro Ue battono l’ultradestra di Wilders”. Sulla Stampa (stessa parrocchia GEDI) si leggeva: “Olanda, rivoluzione Jetten. Il liberale pro-Ue ferma l’ultradestra di Wilders”. Complimenti per la parafrasi. Poi oggi si è saputo che fra i “cattivi”, cioè i sovranisti e anti-islamici guidati dal biondo Geert e i “buoni” del volto nuovo Rob Jetten c’è stato un serrato testa-a-testa e Wilders ieri sera ancora non concedeva la vittoria all’avversario. Si andrà all’ultimo voto.
Inappuntabile il Corriere della sera: “Voto nei Paesi Bassi, cala Wilders. Socioliberali in testa: rebus alleanze”. Lettura realistica delle elezioni nelle quali in effetti il PVV di Wilders da primo partito sarebbe calato al secondo posto perdendo la bellezza di 11 seggi. Giusto anche il giudizio sulle difficoltà per creare un nuovo esecutivo, anche se è una situazione tipica di un Paese tradizionalmente frammentato. A questo giro, sono quindici le sigle a entrare nelle stanze del Ministero degli esteri che ospita la Camera dei Rappresentanti dei gloriosi Stati Generali, in attesa della fine dei lavori di ristrutturazione del bel palazzo del Binnenhof. Per evitare di fare brutte figure coi colleghi di testate più liberamente schierate coi progressisti, però, anche il quotidiano diretto da Luciano Fontana ha trovato spazio per una stoccata alla destra: accanto alla cronaca di Irene Soave, ecco una sua intervista al politologo Joost van Spanje, secondo cui è stata «Bocciata l’ultradestra: paga troppa fragilità». Ma è vero che l’ultradestra è stata bocciata? Wilders sì, lo abbiamo visto.











