“Sembra di stare in una succursale del Pd”. Non è un titolo di satira, ma la frase — amarissima — che rimbalza tra le chat dei magistrati alla vigilia del voto decisivo sulla riforma della giustizia. A dirlo non sono politici di centrodestra, ma le toghe stesse, sempre più insofferenti verso un’Associazione nazionale magistrati che, a detta di molti, “fa politica”. E la fa contro il governo di Giorgia Meloni, la premier che il giudice Marco Patarnello definì “pericolosa”.

Non un bel clima dentro l’Anm, anzi esplosivo. Le mail tra colleghi raccontano un mondo spaccato, tiepido verso i vertici e ormai diviso in due blocchi. Da una parte chi difende la linea militante dei vertici; dall’altra chi non ne può più di questa deriva.

IGNAZIO LA RUSSA, LA PROMESSA ALLA SINISTRA E TOGHE ROSSE: "SARÒ IL SUO NEMICO"

Quello di Ignazio La Russa è un avvertimento chiaro e inequivocabile tanto alle toghe (rosse) quanto alle opposiz...

Dopo le “liste di proscrizione” contro chi non si allineava ai diktat dei “democratici” su scioperi e manifestazioni antigovernative, ora la rottura è totale. Le toghe progressiste, raccontano fonti interne, hanno deciso di investire centinaia di migliaia di euro degli iscritti nel Comitato per il referendum contro la riforma della giustizia: “Un partito politico a tutti gli effetti”, dicono molti magistrati, guidato da Magistratura Democratica e AreaDg. Cioè, in pratica, una “succursale del Pd”, insomma, come l’hanno definita Natalia Ceccarelli e Andrea Reale di ArticoloCentoUno, presenti all’assemblea generale del 25 ottobre.