Oggi (e domani) la Juve. Ieri la delusione con la Nazionale, lo scudetto col Napoli, il biennio della ricostruzione all’Inter. Andando ancora più indietro anche i titoli in Russia con lo Zenit, l’Udinese dei miracoli o il giovane Empoli per cominciare. Ma se si riavvolge il nastro della carriera di Luciano Spalletti c’è anche tanta, tantissima Roma. Soprattutto quella di una volta, di Franco e Rosella Sensi. «Che effetto mi farà vederlo alla Juve? Non lo so, parliamo di un professionista e da tifosa l’ho già vissuto come rivale sulle panchine di Inter e Napoli. Certo, non dimentico che con noi finì proprio dopo un Roma-Juve...», racconta l’ex presidentessa giallorossa. Era appena iniziata la stagione 2009, lei disse che Spalletti aveva abbandonato la barca mentre affondava, lui rispose che non era vero. E poi? «E poi riuscimmo comunque a superare un momento difficile scegliendo Claudio Ranieri, sfiorando addirittura lo scudetto. Quanto fatto e quanto vissuto assieme in ogni caso rimane».
Che cosa le è rimasto dello Spalletti giallorosso? «Ripenso soprattutto al 2006, alle dieci vittorie consecutive, al calcio spettacolare. Quella era una Roma che divertiva, Spalletti riuscì a farla rendere al meglio ma va detto anche che c’erano grandi giocatori, adatti per un calcio così entusiasmante». E dello Spalletti uomo che ricordi ha? «Nel mondo del calcio spesso l’uomo è permeato nel professionista, non è semplice distinguerli. Però ci sono due momenti di lui che conservo nel cuore. Ripenso a quanto mi fu vicino quando nacque mia figlia. Ma anche quando morì mia mamma Maria, Luciano era gia all’Inter ma pur lavorando a Milano riuscì a essere presente con grande sensibilità, ci colpì molto il fatto che fece di tutto per esserci, per salutarla».












