Reclutavano cittadini moldavi “in stato di estremo bisogno” e li facevano arrivare in Italia, nel Mantovano, con documenti fasi in cui la loro nazionalità diventava romena o bulgara, per farli passare per cittadini comunitari e aggirare così il Decreto flussi. A quel punto li sfruttavano, con orari di lavoro massacranti – fino a 16 ore di turno al giorno –, caporali sempre all’erta per vigilare su di loro, e paghe da fame. Due imprenditori sono stati colpiti da misure cautelari emesse dal gip di Mantova dopo una lunga indagine da parte dei carabinieri del Nucleo investigativo e di quelli del locale Nucleo ispettorato del lavoro che già aveva portato agli arresti due moldavi con le stesse accuse. Ai domiciliari è finito un imprenditore 39enne residente a Poggio Rusco (Mantova), mentre un altro di 56 anni, abitante a Bondeno (Ferrara), dovrà osservare il divieto di dimora nella provincia di Mantova.
Nelle loro aziende agricole che producono meloni e zucche mantovani, entrambi con il marchio Igp esportati anche all'estero, per guadagnare di più non avevano scrupoli nell'impiegare lavoratori stranieri giunti in Italia con un sistema che evitava loro di inserirsi nelle quote disciplinate dalla legge e a sottoporli a orari di lavoro massacranti oltre che dare loro alloggi fatiscenti e malsani di cui, comunque, dovevano pagare l’affitto. Ogni violazione delle regole imposte dai caporali prevedeva il licenziamento e il rimpatrio.







