Il loro numero è sufficiente, tuttavia sono distribuiti in maniera non uniforme sul territorio nazionale e scontano una carenza di personale che ammonta a circa 1.900 unità. È questa la situazione dei Servizi per le Dipendenze (SerD) che emerge da un'analisi effettuata dalla Fondazione Gimbe presentata al Congresso Nazionale Federserd in corso a Milano. Sono "frammentati, disomogenei e con personale insufficiente.
La loro efficacia dipende troppo spesso dalla buona volontà di professionisti e operatori, più che da un'adeguata programmazione dei servizi per prevenire, diagnosticare e trattare un fenomeno il cui impatto sulla salute pubblica è molto rilevante, soprattutto tra i più giovani", afferma il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta.
Cos’è il Nitazeni, i rischi di overdose e le differenze con il Fentanyl
L'analisi è stata elaborata a partire dai dati della Relazione annuale della Presidenza del Consiglio al Parlamento sul fenomeno delle tossicodipendenze e del Rapporto Oised-Crea. Sono 198 servizi di primo livello, che si rivolgono soprattutto alle persone più difficili da raggiungere attraverso i canali tradizionali. La presenza media nazionale è di 0,4 servizi per 100 mila abitanti, tuttavia la forbice va da 1,8 della Provincia autonoma di Bolzano a 0,1 di Calabria, Campania e Puglia. In Basilicata, Molise, Sardegna e Valle d'Aosta, invece, non risultano censiti servizi di questo tipo. La rete per le dipendenze conta 1.134 servizi ambulatoriali, la cui distribuzione passa dalle 5,5 strutture per 100 mila in Molise a 1,3 nel Lazio e a Bolzano.








