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Ultimo aggiornamento: 12:48

I timori della prosecuzione dell‘operazione speciale russa, cioè dell’invasione dell’Ucraina, Mosca che spinge ai confini orientali della Nato. La paura di una guerra nucleare ma anche di un conflitto combattuto con armi convenzionali. Sono queste le ragioni che hanno spinto la Svizzera a stanziare un fondo da 1,2 miliardi di dollari disponibile per i prossimi 15 anni con lo scopo di ammodernare i bunker sotterranei, nel Paese in cui “il diritto a un rifugio personale è sancito dalla Legge federale sulla protezione della popolazione, introdotta nel 1963″ e che “è disseminato di una rete di circa 370mila rifugi personali che garantiscono un posto assegnato segretamente a ciascuno dei suoi quasi 9 milioni di residenti“. Spazi che oggi sono per la maggior parte destinati a uso civile, come le cantine. Ma ci sono anche i grandi garage sotterranei come Urania, parcheggio di sette piani sotto terra a Zurigo che può ospitare “fino a 11mila persone in caso di emergenza con acqua potabile, generatori di corrente di emergenza, filtri per il gas e un sistema di comando”.

A scrivere dei piani di Berna è il Washington Post: il governo vuole dunque riorganizzare la sua vasta rete di rifugi personali e siti di protezione civile proprio a causa delle tensioni geopolitiche a livello globale. Con la fine della Guerra Fredda il tema dei bunker sembrava appartenere al passato, ma i rischi di oggi – con l’Europa che sposa la politica del riarmo e i singoli stati nazionali, Germania in primis, che puntano a una maggiore militarizzazione – hanno riportato questo aspetto in primo piano. Dopo il 2011 l’obbligo di costruire rifugi personali era stato quasi abolito, ma il disastro di Fukushima e la guerra in Ucraina hanno fatto cambiare le cose: a oggi molti bunker sono stati venduti ai privati e sono diventati anche “musei, fungaie o per la stagionatura perfetta di formaggi”.