Lo tsunami scatenato dai dazi americani e dalle guerre in corso ha rotto gli equilibri su cui si erano fondati per anni le relazioni commerciali globali. Eppure, non sembra esserci stata (per ora) la bufera attesa: l’economia mondiale sta tenendo, i mercati azionari macinano record e il commercio internazionale è in crescita. Come l’acqua, i flussi di investimento non si sono dunque fermati davanti agli ostacoli, ma hanno semmai preso nuove direzioni, cercando percorsi che presentano minor resistenza.
Come ogni momento di profonda trasformazione, anche questa ridefinizione della geografia commerciale mondiale presenta alle imprese italiane – tradizionalmente vocate all’export – rischi e opportunità. Su questi temi si concentra la tre giorni del «Made in Italy Summit», inaugurato ieri a Milano, in corso anche oggi e domani. L’evento annuale, organizzato dal Sole 24 Ore assieme a Financial Times e Sky TG24, si intitola quest’anno «Supporting industry and exporters amid Trump’s disruption».
La tenuta dell’economia italiana
«I dazi e le guerre non fanno bene al made in Italy – ha detto il direttore del Sole 24 Ore, Fabio Tamburini – aprendo i lavori della prima giornata –. Eppure il nostro sistema regge e dà segni di grande vitalità. La parola d’ordine per le imprese italiane è diversificare, per salvaguardare e rafforzare i successi ottenuti negli ultimi 15 anni, che hanno permesso al Paese di passare da una bilancia commerciale negativa a un saldo positivo per 100 miliardi di euro».






