All’ingresso del suo ufficio al primo piano del palazzo del Coni al Foro Italico, il nuovo presidente Luciano Buonfiglio ha piazzato tra i suoi cimeli un enorme corno rosso, utile alla funzione apotropaica ma anche, spiega orgoglioso, a testimoniare le sue origini. Ha abolito le bottigliette di plastica e fatto rimuovere la moquette cara al suo precedessore Giovanni Malagò, che qui regnava dal 2013. In ogni dettaglio, vuole affermare la discontinuità con il passato. «Io preferisco chiamarla evoluzione». Settantacinque anni, napoletano di Posillipo, cresciuto a Milano dove tuttora risiede, Buonfiglio è stato eletto il 26 giugno. Tra cento giorni esatti, quando San Siro accenderà le luci su Milano-Cortina, i primi Giochi olimpici italiani dal 1960 a oggi, sarà lui a rappresentare lo sport azzurro.

Buonfiglio, a cento giorni dal via l’Italia è in ritardo?

«Sarà come alla Scala. Se entri a teatro alla vigilia della prima, pensi: sarà un disastro. Poi si apre il sipario e funziona tutto alla perfezione».

Un disastro sarebbe non avere Federica Brignone.

«Invece io ho il sogno di averla in pista. Non penso alla medaglia, mi basta che sia in gara. Sarebbe un premio per un’atleta che è un simbolo di determinazione, di capacità, di resilienza».