PADOVA - “In conclusione va affermato che Riccardo Ronchitelli non può ritenersi erede universale del padre Ennio Ronchitelli”. È a pagina 29 delle motivazioni della sentenza che la prima sezione civile della Corte d’Appello di Venezia mette un punto fermo (forse l’ultimo) sulla vicenda dell’eredità dell’ex assessore e vicesindaco a Palazzo Moroni, socialista, partigiano, medaglia d’argento alla Resistenza e amico dell’ex presidente della Repubblica, Sandro Pertini. Un lascito conteso tra il suo unico figlio Riccardo – anch’egli in giunta ma con Giustina Destro – la sua seconda moglie Gioiella Zaoli che, dice ora una sentenza di tribunale, è anch’essa erede del de cuius. Continua ancora la motivazione che Riccardo Ronchitelli è da considerarsi “erede nei soli limiti di quanto già ricevuto per donazione (diretta o indiretta) durante la vita” del padre “e comunque prima del 31 marzo 2010” quando Ennio Ronchitelli scriveva un foglio nel quale lasciava alla seconda moglie 560.793 euro di cui il figlio chiedeva la restituzione in forza di un testamento firmato dal padre il 4 luglio 1998 e nel quale lo nominava erede universale.
Per i giudici veneziani però quello scritto del marzo 2010 “costituisce un vero e proprio nuovo testamento, che revoca quelli precedenti”, compresa quindi la decisione del 1998 di nominare il figlio Riccardo unico erede di oltre un milione di euro tra beni mobili e immobili, decisione ormai “tacitamente revocata”. Ma a tagliare fuori il figlio da ogni altra rivendicazione è stato lo stesso genitore, come sottolinea ancora la sentenza: “non potendo pretendere, per espressa volontà del disponente (cioè il padre, ndr) nulla più di quanto già ricevuto durante la vita di questi, l’attore (Riccardo Ronchitelli, ndr) non ha titolo per rivendicare alcunché”.







