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Lo scorso luglio Denise Bacon, logopedista in pensione e clarinettista inglese malata di Parkinson, si è sottoposta a un trattamento sperimentale al King’s College Hospital di Londra. Da sveglia, durante un’operazione al cervello durata quattro ore, doveva provare a suonare il suo clarinetto. In questo modo i neurochirurghi hanno potuto verificare mentre la operavano gli effetti degli impulsi elettrici da loro indotti sulla sua capacità di suonare, da tempo ostacolata dal Parkinson.

L’intervento, reso noto dall’ospedale nei giorni scorsi, è stato un successo. Dopo l’applicazione degli elettrodi, Bacon è riuscita a controllare i movimenti delle mani e la pressione esercitata dalle dita sui tasti dello strumento. La rigidità muscolare e il rallentamento dei movimenti (bradicinesia) sono alcuni dei problemi di salute provocati dal Parkinson, una malattia neurodegenerativa di cui soffrono oltre 11 milioni di persone nel mondo.

Anche se non sono molto frequenti, le operazioni al cervello su pazienti svegli che sanno suonare uno strumento musicale e cercano di farlo durante l’operazione non sono una novità. È il modo più immediato per permettere ai medici di valutare gli effetti di varie procedure chirurgiche o stimolazioni cerebrali su determinate abilità pratiche e motorie dei pazienti, che vengono rallentate o impedite da particolari malattie.