La manovra prenderà il via ufficialmente in Senato giovedì.

Un giorno dopo rispetto alle ipotesi inizialmente circolate ma che consente alla maggioranza di risolvere la 'grana' del ddl concorrenza. Il testo, varato a giugno in Consiglio dei ministri è tra gli obiettivi Pnrr e va approvato entro il 31 dicembre ma è rimasto fermo in commissione per mesi con un carico di emendamenti, circa 160, molti anche di maggioranza, da votare. Il tutto entro l'avvio della sessione di bilancio che blocca i provvedimenti che contengono spese.

Per giorni la maggioranza ha tentato interlocuzioni con l'opposizione per provare a ottenere un via libera a un deroga per l'esame del provvedimento in sessione di bilancio, opzione che non può prescindere dall'ok di tutti. Da ultimo il centrodestra ha mandato segnali di fumo con Forza Italia che ha ritirato il contestato emendamento per consentire ai gestori un innalzamento delle tariffe telefoniche collegato all'inflazione.

E con una riformulazione della proposta di modifica per togliere il divieto di cartelloni pubblicitari sessisti che manteneva comunque lo stop nei casi di contenuto osceno o sessualmente esplicito, o di incitazione a reati. Niente da fare. La riunione della conferenza dei capigruppo non ha potuto far altro che ratificare la mancata intesa. E dunque l'unica soluzione possibile per il governo: mandare il ddl concorrenza in fretta e furia in Aula senza relatore e con tutti gli emendamenti decaduti con buona pace delle richieste anche della stessa maggioranza. Un volta votato, con la fiducia, potrà poi partire la sessione di bilancio.