Si chiama voglia di impresa, coinvolge soprattutto il Mezzogiorno e si dimostra non solo un valido antidoto allo spopolamento delle aree interne ma anche un possibile traino per l’immigrazione di ritorno. Bernardo Mattarella, Ad di Invitalia, in audizione ieri alla Commissione parlamentare d’inchiesta sugli effetti economici e sociali della transizione demografica, ricorda che nel 2024 è nato al Sud il 51% delle 4.114 nuove imprese che hanno visto la luce grazie alle risorse di strumenti ad hoc gestiti dalla stessa Invitalia, da Resto al Sud a Borghi, da Imprenditorialità femminile a Nuove Imprese a tasso zero, fino a Smart & Smart, l’incentivo destinato alle Start up innovative.

È la conferma di un primato ormai consolidato del Mezzogiorno, l’area del Paese che registra il maggior numero di imprese attive, con un saldo positivo puntualmente maggiore tra quelle di nuova costituzione e quelle cessate (eloquenti gli ultimi dati di Movimprese-Unioncamere).

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La spinta di “Resto al Sud” ha inciso anche lo scorso anno, l’ultimo in effetti dell’incentivo nella versione originaria (1,250 miliardi la dotazione complessiva) prima dell’entrata in funzione della nuova versione decisa dal Governo (riservata agli under 35, dotata di 356 milioni di copertura finanziaria, con l’avvio dal 15 ottobre scorso delle domande per mettere su un’impresa). In circa 8 anni Resto al Sud ha permesso la nascita di oltre 17mila Pmi nel Mezzogiorno, un segnale eloquente dell’attrattività della misura lanciata dall’allora ministro per il Sud Claudio de Vincenti.