"Le dinamiche che viviamo", come "lo spopolamento di interi territori, l'invecchiamento progressivo della popolazione, la trasformazione dei nuclei familiari e la crescente mobilità residenziale, non sono soltanto questioni sociali", bensì "fattori che incidono in profondità sulla competitività del Paese, sul mercato del lavoro, sulla sostenibilità del welfare e, in ultima analisi, sulla stessa tenuta dei bilanci pubblici".
Lo ha affermato, in audizione a Palazzo San Macuto, nella Commissione parlamentare di inchiesta sugli effetti economici e sociali derivanti dalla transizione demografica, l'amministratore delegato di Invitalia Bernardo Mattarella, segnalando dati presi da diverse fonti internazionali: "la popolazione mondiale, oggi pari a circa 8,2 miliardi di persone, continuerà a crescere fino a metà degli anni '80, raggiungendo un picco stimato in 10,3 miliardi, per poi avviarsi verso un graduale declino entro la fine del secolo.
Il motore della crescita che sosterrà l'aumento demografico fino a metà secolo resta la struttura ancora giovane di molte popolazioni.
Purtroppo, questa dinamica si accompagna a un calo generalizzato della fecondità: il tasso medio globale è oggi di circa 2,3 figli per donna, un figlio in meno rispetto agli anni '90, e più della metà dei Paesi si colloca ormai al di sotto della soglia di sostituzione di 2,1.






