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I collettivi tolgono la parola all'ex deputato Pd. Ma è solo l'ultimo risultato di una mobilitazione che la sinistra ha assecondato

Guardatela bene, la scena dell’incontro interrotto all’università Ca’ Foscari. La scena indegna di un drappello di contestatori che toglie il diritto di parola a Emanuele Fiano, ex deputato Pd. Non facciamo finta di cadere dalle nuvole. Ieri questa violenza l’ha subita il presidente della "Sinistra per Israele" - un uomo che crede davvero nello Stato palestinese – ma questo di Venezia non è che l’ultimo episodio di una serie indegna di episodi simili. Stessa dinamica e una costante: chi non deve parlare è un ebreo. Un “sionista” sì, che poi è solo il modo socialmente “presentabile”, di dire la stessa cosa: “sionisti” sono apostrofati gli ebrei, a meno che non rinneghino Israele.

Guardatela bene, quella scena. No, non i volti dei contestatori, non è rilevante l'identità di quei ragazzi. Ormai ce ne sono a decine di migliaia, dopo i mesi dell’ignoranza e dell’odio contro lo Stato ebraico, dopo migliaia di iniziative pigramente definite “per la pace” o “per la Palestina”, e nessuna che abbia mai fatto un passo, o mostrato un cartello, dedicato all’invasione dell’Ucraina. Vi sembrano “pacifisti” o interessati alla sorte dei palestinesi, questi che spadroneggiano e impediscono a un ebreo di sinistra di parlare e intanto legittimano la retorica della “resistenza” di Hamas come lotta partigiana?