Nei mesi scorsi, i promotori della Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele ha chiesto ai Radiohead prendere le distanze da Israele, ritenuto dalla comunità internazionale, responsabile del genocidio in Palestina. Le polemiche poi si sono arenate, ma da parte della band non c’è mai stata nessuna risposta ufficiale. Questo fino a ieri lunedì 27 ottobre.
Il frontman dei Radiohead, Thom Yorke, ha dichiarato che non si esibirà più in Israele: “Assolutamente no. Non vorrei trovarmi a 8mila miglia dal regime di Netanyahu”, ha dichiarato al Sunday Times, riferendosi al governo del primo ministro israeliano. L’intervista con i membri della band britannica è avvenuta prima dell’accordo di cessate il fuoco di questo mese tra Israele e Hamas.
La band inizierà il suo primo tour dopo sette anni il mese prossimo, con 20 concerti in cinque città europee. Prima che le date fossero ufficialmente confermate, la Campagna Palestinese per il Boicottaggio Accademico e Culturale di Israele aveva già diffuso una dichiarazione in cui si chiedeva il boicottaggio del tour, a seguito dell’esibizione del membro della band Jonny Greenwood a Tel Aviv nel 2024.
Il tour mondiale dei Radiohead “A Moon Shaped Pool” del 2016-2018 ha suscitato indignazione quando il gruppo si si è esibito a Tel Aviv, nonostante gli appelli al boicottaggio e le critiche pubbliche da parte di personalità culturali tra cui Roger Waters il regista britannico Ken Loach. In una dichiarazione su X, rispondendo direttamente a Loach, Yorke aveva scritto: “Suonare in un Paese non è la stessa cosa che appoggiare il governo. Abbiamo suonato in Israele per oltre 20 anni, passando attraverso una serie di governi, alcuni più progressisti di altri. Come abbiamo fatto in America. Non appoggiamo Netanyahu più di quanto appoggiamo Trump, ma continuiamo a suonare in America”.






