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Ultimo aggiornamento: 8:07
Aumenti di stipendio stimati in circa 1.600 euro l’anno, indennità aumentate di 40 euro lordi e 5mila assunzioni previste contro un buco di 65mila professionisti (almeno). Doveva essere la manovra in grado di mandare un messaggio chiaro a chi lavora nel Servizio sanitario nazionale. La legge di bilancio del cambio di rotta per i professionisti della sanità pubblica. E invece, dopo le critiche di osservatori indipendenti e camici bianchi, è arrivata anche la bocciatura da parte degli infermieri. Sono loro una delle categorie più sofferenti del nostro Ssn, e tra quelle che più emigrano all’estero alla ricerca di condizioni migliori, dopo essersi formati in patria.
In Italia, ne mancano più di 65mila – anche se secondo i sindacati di categoria la carenza è quasi tre volte maggiore – e nei prossimi anni questa drammatica penuria di personale peggiorerà, visto che sempre meno giovani scelgono di intraprendere questa professione. In un contesto del genere, la manovra mette sul tavolo poco per l’incremento degli stipendi degli infermieri, con l’indennità di specificità che arriverebbe a 110 euro lordi, circa 40 in più dell’attuale. Considerate le condizioni di burnout diffuso in cui versano i professionisti a causa delle gravi carenze d’organico, queste misure economiche difficilmente avranno impatto sul numero di assunzioni. Se non tramite il reclutamento di infermieri dall’estero, come quelli arrivati in Lombardia dall’Uzbekistan.









