Lida Taffi Pamio uccisa, cosa non torna nel delitto e nella collana «Buchi nelle analisi sulla prova regina dell'omicidio». Il ruolo di Monica Busetto
venerdì 4 luglio 2025, 01:45 - Ultimo agg. 18:18
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di Davide Tamiello
VENEZIA - «All’appello mancano le analisi per attribuire la corretta proprietà della collana. L'accusa dà per scontato che sia la collana della vittima, mentre la difesa dice che si tratta di un regalo di battesimo mai usato. Dove sta la verità?». Lucia Bartoloni è la consulente di parte della difesa di Monica Busetto, la 63enne operatrice sanitaria mestrina condannata a 25 anni per l’omicidio della dirimpettaia, Lida Taffi Pamio. Veneziana, biologa laureata con una tesi sperimentale in genetica molecolare, oggi lavora in Svizzera per l’ospedale di Losanna. La scienziata sta lavorando a una seconda richiesta di revisione del processo e torna a puntare il faro su quella che, per gli inquirenti, è stata la prova regina dell’inchiesta. La catenina, cioè, trovata nel portagioie di Busetto su cui la scientifica della direzione centrale anticrimine di Roma aveva trovato 3 picogrammi di Dna della vittima. Quella catenina, però, a chi apparteneva? Era veramente quella della vittima? La sensazione è che, purtroppo, non lo sapremo mai. Il motivo sta proprio nel fatto che quelle analisi, che avrebbero potuto sciogliere ogni dubbio, non sono state mai disposte.






