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In Italia studiare costa sempre di più, e sempre meno famiglie possono permetterselo. A differenza di quanto accade in altri Paesi del G7, dove il risparmio per l’istruzione è parte della pianificazione familiare, nel nostro Paese il peso dell’università grava quasi interamente sui redditi domestici.
Secondo l’Ocse, la spesa pubblica italiana per l’istruzione è appena sopra il 4% del Pil, contro una media Ocse vicina al 6%. Solo il 22% degli adulti tra i 25 e i 64 anni possiede una laurea (in Europa il 39%). Ma il problema, avverte la Fondazione Compagnia di San Paolo, è che il calo delle nascite rischia di aggravare il divario. Negli anni Settanta in Italia nascevano 900 mila bambini l’anno; oggi meno di 400 mila. Le simulazioni elaborate dalla Direzione Learning della Compagnia mostrano che il numero di laureati raggiungerà un picco di 350 mila nel 2032 per poi scendere a 290 mila nel 2050: più o meno quelli di oggi.
Un Paese che non investe sul capitale umano — avverte la fondazione — è destinato a perdere produttività, innovazione e competitività. Per questo, durante la festa dell’educazione finanziaria “Tuttosoldi”, la Compagnia ha lanciato insieme a Ufficio Pio e Intesa Sanpaolo il progetto AB4E – Asset Building for Education: conti individuali per l’istruzione, cofinanziati da enti pubblici o privati, che permettano alle famiglie di accumulare risorse nel tempo e ai giovani di essere accompagnati da tutor e percorsi di orientamento.






