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In un’Italia che arranca, il Piemonte prova ad accelerare. Le proiezioni sulla crescita del Pil nel 2026 descrivono un Paese che avanza al passo della tartaruga (+0,66%), ancora in parte sostenuto dagli effetti del Pnrr, la cui scadenza è fissata ad agosto di quest’anno.

In questo scenario, però, il Piemonte potrebbe fare meglio della media nazionale: secondo le stime dell’Ufficio studi della Cgia di Mestre su dati Prometeia, la regione è attesa a una crescita dello 0,74%. Non un exploit, ma comunque un risultato superiore alla media italiana, che vale al Piemonte il terzo posto nella classifica delle regioni, subito dietro Emilia-Romagna (+0,86%) e Lazio (+0,78%). Settima la Valle d’Aosta (+0,7%).

Una buona notizia — se confermata dai dati reali — per una regione che negli ultimi sei anni è cresciuta meno della media del Paese: +3,8% tra il 2019 e il 2025, contro il +6,4% nazionale. Un risultato distante dalla vicina Lombardia (+9%) e inferiore anche a quello delle principali concorrenti del Nord, come Emilia-Romagna (+5,6%) e Veneto (+5,1%). Nello stesso periodo, alcune regioni del Sud hanno fatto ancora meglio, con il balzo a doppia cifra della Sicilia (+10,9%) e le crescite più contenute ma significative di Puglia (+8,9%) e Campania (+7,7%). Una tendenza già segnalata dal direttore del Centro Einaudi, Beppe Russo, che ha sottolineato la vitalità di settori come informatica, alimentare e costruzioni nel Mezzogiorno, mentre il Nord ha sofferto la crisi dei comparti tradizionali, a partire dai mezzi di trasporto.