VENEZIA - Con i capilista (in molti casi, comuni a tutte le province) sono in 141. Se li escludiamo perché non sono rappresentanti diretti del territorio, i "veneziani" che affronteranno il giudizio delle urne il 23 e il 24 novembre sono ben 125 suddivisi in 6 liste di centrodestra (candidato presidente Alberto Stefani), 7 di centrosinistra e civiche (Giovanni Manildo), una ciascuno per Marco Rizzo (Democrazia sovrana popolare), Riccardo Szumski (Resistere Veneto) e Fabio Bui (Popolari per il Veneto).
A tutti questi candidati il territorio chiederà di essere rappresentato. Di solito ci riescono San Donà, Chioggia e a volte Mirano, mentre Venezia intesa come Comune di circa 250mila abitanti (non la sola città insulare) nelle ultime tornate elettorali è rimasta a bocca asciutta in Consiglio regionale. Raffaele Speranzon (Fdi) fu eletto nel 2020 ma nel 2022 optò per il Senato dove è vicecapogruppo vicario del suo partito. Per non parlare dell'esecutivo, dove l'ultimo veneziano ad avere un ruolo decisionale di rilievo è stato Renato Chisso (Forza Italia, ai tempi delle Giunte Galan).
Sul perché di questa mancata rappresentanza del capoluogo regionale si potrebbe spendere un volume, analizzando le preferenze per il presidente di centrodestra alle ultime elezioni (Zaia fece man bassa di voti in città, ma nessun veneziano oltre a Speranzon fu eletto) e quelle per i singoli candidati. In questa sede, però, si può osservare come solo un capolista nella circoscrizione di Venezia sia un residente nel capoluogo: Marco Gasparinetti (Le Civiche venete). Per il resto, tanti "foresti", qualche nome della provincia, ma di altri veneziani d'acqua o di terraferma non c'è traccia sulla prima riga delle liste.






