Più aule e non più bombe. L’invocazione, scandita a pieni polmoni da un capannello di circa 40 studenti del collettivo Cambiare rotta, giunge dal piazzale dell’Ateneo di Bari. Proprio mentre al piano di sopra si teneva il Senato accademico. Per discutere anche di questo: di come sciogliere il nodo sovraffollamento delle aule del palazzo, che si protrae dall’inizio dell’anno accademico e non accenna ad attenuarsi.
Chiedono spazi adeguati per la didattica e un piano strutturale che ponga fine alle criticità: “Non possiamo continuare a fare lezione in piedi o nei corridoi – denunciano – mentre si spendono fondi per iniziative che nulla hanno a che vedere con il diritto allo studio”.
Due fra le indiscrezioni emerse negli ultimi giorni su come trattare la questione: la didattica a distanza; lezioni anche nel fine settimana. “Le aborriamo entrambe – dice Martina Bovi, di Cambiare rotta – sarebbe un modo come un altro di mettere una toppa a un problema strutturale che si ripresenta annualmente”.
E quest’anno forse anche con maggiore intensità: “Diversamente da quanto accadeva in passato – dicono – a più di un mese di distanza dall’inizio delle lezioni il problema è ancora ben presente. All’inizio ci dicevano di pazientare, che la difficoltà sarebbe venuta meno quando la frequenza si sarebbe diradata. E intanto il semestre va avanti ma nulla è davvero cambiato”.






