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Ultimo aggiornamento: 13:22

Non è stata una rapina perfetta. Audace e spettacolare sì, ma evidentemente non priva di errori se dopo una settimana sono state fermate dalla polizia due persone sospettate di aver fatto parte della “banda di operai” che ha svaligiato i tesori della Corona francese dal Louvre. A incastrarli ci sono alcuni oggetti persi durante la fuga o comunque non adeguatamente “bonificati”. Errori decisivi che hanno portato gli investigatori sulle loro tracce, fino a decidere di intervenire visto il pericolo che almeno due elementi del gruppo si allontanassero dalla Francia.

Un ruolo determinante nella loro identificazione lo ha giocato la Polizia scientifica e, ancora una volta, gli sviluppi tecnologici che sempre più spesso finiscono per incastrare i criminali. Secondo quanto trapelato nelle ore successive al fermo dei due sospettati che stavano per darsi alla fuga verso Mali e Algeria, l’inchiesta ha sfruttato un errore della banda. Nel corso della fuga, infatti, i malviventi hanno abbandonato un casco da moto, un gilet giallo, una fiamma ossidrica e una sega circolare.

Tutti oggetti che la polizia ha ritrovato cosparsi di benzina ma non incendiati. Evidentemente i banditi non hanno fatto in tempo ad appiccare il fuoco. Così gli specialisti della Scientifica – sempre secondo quanto è emerso – sono riusciti a repertare materiale organico che ha permesso di risalire al Dna di due soggetti. A quel punto, lo sviluppo dell’inchiesta è venuto da sé: gli investigatori hanno infatti effettuato il prelievo di circa 150 prelievi di Dna e l’incrocio dei dati avrebbe permesso di risalire ai due malviventi originari di Seine-Saint-Denis, una delle banlieue parigine.