Il leader cinese Xi Jinping arriverà giovedì a Busan, in Corea del Sud, con un’agenda chiara: difendere l’industria nazionale, contenere l’impatto dei dazi americani e usare il controllo delle materie prime strategiche come leva negoziale. Nelle ultime settimane la Cina ha ampliato le restrizioni sulle esportazioni di elementi e tecnologie critiche, in particolare magneti e terre rare. È un messaggio diretto a Washington: Pechino controlla circa il 69% dell’estrazione mondiale, il 92% della raffinazione e quasi tutta la produzione di magneti industriali.
Il Center for Strategic and International Studies (Csis) ricorda che per gli Usa «le terre rare sono cruciali in varie tecnologie della difesa come caccia F-35, sottomarini Virginia e Columbia, missili Tomahawk, sistemi radar, droni Predator, bombe intelligenti Jdam, e gli Stati Uniti già faticano a tenere il ritmo nella produzione di questi sistemi». Nel frattempo, la Cina aumenta rapidamente «la sua capacità di produzione di munizioni e acquisizione di piattaforme d’arma avanzate a un ritmo stimato cinque o sei volte superiore a quello degli Stati Uniti». La disputa si intreccia con le preoccupazioni di Trump circa la guerra russo-ucraina. Tanto che Washington ha ventilato di porre il veto al sorvolo della Russia dei vettori cinesi diretti negli Stati Uniti, per una sorta di concorrenza sleale, visto che gli americani non possono farlo e hanno uno svantaggio di due-tre ore.












