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Mercoledì 15 ottobre, poco dopo l’alba, gli abitanti del quartiere palermitano dello Zen non si sono sorpresi più di tanto quando hanno iniziato ad arrivare poliziotti e carabinieri in assetto antisommossa. Li aspettavano. Come era già accaduto in passato, anche stavolta dopo un grave fatto di cronaca come l’omicidio di Paolo Taormina sono state organizzate diverse operazioni di polizia – detti blitz – con elicotteri e centinaia di agenti delle forze dell’ordine a bussare alle porte di tutte le case.

L’obiettivo era trovare armi, soprattutto pistole, ma alla fine la polizia si è dovuta accontentare di due coltelli, due chili di polvere da sparo per fuochi artificiali, mezzo chilo scarso di hashish, tre moto rubate. Le armi erano già sparite.

Paolo Taormina è stato ucciso nella notte tra sabato 11 e domenica 12 ottobre in via Spinuzza, nel rione dell’Olivella, in centro a Palermo. È una zona conosciuta anche come “champagneria”, molto frequentata la sera, a poca distanza dal teatro Massimo e già nota in passato per eventi violenti. È stato ucciso con un colpo di pistola mentre stava cercando di fermare una rissa. Gaetano Maranzano, il 28enne che ha confessato l’omicidio, abita allo Zen. È dello Zen anche Salvatore Calvaruso, che ha confessato il triplice omicidio avvenuto alla fine di aprile a Monreale.