La7

“Che anche la libertà di stampa venga vissuta da questo governo con un certo fastidio non è un mistero. Basti pensare da quanto tempo la presidente del Consiglio non accetta un confronto con la stampa. Il suo amico Trump almeno con i giornalisti si confronta quasi quotidianamente, anche se per dire cose diverse tutti i giorni“. È la bordata lanciata a Tagadà (La7) dall’ex ministra della Sanità Rosy Bindi, parlando dell’attentato subito dal giornalista Sigfrido Ranucci.

“Io non do la colpa al governo per l’attentato a Ranucci – precisa l’ex presidente della Commissione Antimafia – Verrà fuori chi ha fatto l’attentato. Però possiamo dire che Ranucci è stato perseguitato anche prima della bomba? Che i giornalisti d’inchiesta in questo Paese non sono proprio tra i preferiti di questo governo?”.

Bindi commenta poi la sanzione comminata dal Garante della Privacy nei confronti di Report con una multa di 150mila euro per la diffusione di un audio privato riguardante una conversazione tra l’ex ministro Gennaro Sangiuliano e sua moglie. L’azione si è svolta in un contesto di scontro con Sigfrido Ranucci: durante una conferenza stampa al Parlamento europeo, il giornalista ha accusato il Garante di essere “armato” politicamente per punire la trasmissione; in risposta, lo stesso giorno il Garante ha emesso la sanzione e una nota ufficiale ribadendo la propria indipendenza. Il giorno successivo, il presidente Pasquale Stanzione ha annunciato ulteriori iniziative legali contro Ranucci per le “illazioni gravissime” che minerebbero l’autorità istituzionale.