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L'ex premier insignito in Spagna: "L'Europa è sotto attacco, ecco come cambiarla"
"Non in ossequio a un sogno ma per necessità, il futuro dell'Europa deve essere un percorso verso il federalismo". Con questa frase ieri Mario Draghi ha condensato nel suo discorso per il conferimento del premio Princesa de Asturias per la Cooperazione internazionale l'essenza della sua visione politica: un'Europa che non si limiti a resistere, ma che impari finalmente a decidere. L'ex presidente del Consiglio ha parlato da statista europeo, non da tecnocrate. "Oggi siamo una confederazione europea che semplicemente non riesce a far fronte alle proprie esigenze", ha ammonito, sottolineando come le sfide della difesa, dell'energia e dell'innovazione "richiedano scala continentale e investimenti condivisi".
Ma il messaggio più forte, anche se non esplicitato nei dettagli, riguarda la necessità di superare il principio dell'unanimità che paralizza il Consiglio europeo. In un'Europa in cui ogni Stato ha diritto di veto, il cambiamento è quasi impossibile. L'appello di Draghi è a un salto di qualità: le decisioni cruciali devono essere prese a maggioranza. Non lo ha affermato esplicitamente ma con una domanda retorica. "Quanto grave deve diventare una crisi affinché i nostri leader uniscano le forze e trovino la volontà politica di agire?", ha chiesto. Solo così, ha suggerito, sarà possibile costruire "coalizioni di volenterosi attorno a interessi strategici condivisi" che procedano più rapidamente, senza essere ostaggio di chi frena. In altre parole, un'Europa a due velocità, dove chi vuole riformare e innovare possa farlo, e chi è contrario non possa più bloccare gli altri.










