«Vale 18,7 miliardi di euro, quindi se vogliamo è più leggera delle precedenti», ma «è una manovra su cui pesa la situazione complessiva. Nel 2026, per intenderci le casse dello stato verseranno 40 miliardi per il Superbonus. Se io avessi avuto quei 40 miliardi e non 18, alle Forze dell'Ordine le avrei coperte di aumenti, così come avrei fatto con la sanità, i salari, le imprese, così come avrei fatto per tutto quello che non posso fare perché abbiamo ristrutturato le seconde case e i castelli». Così Giorgia Meloni mercoledì nell’Aula del Senato. Concetto rincarato ieri dal ministro dei rapporti col Parlamento Luca Ciariani: «È chiaro che se avessimo le decine di miliardi di euro che hanno scavato un buco nel deficit con il Superbonus potremmo fare una Manovra molto più ricca e generosa, ma purtroppo non li abbiamo e facciamo di necessità virtù». Un misero alibi per nascondere le incapacità del governo? Le opposizioni non hanno dubbi. «Il ministro Ciriani, come la premier Meloni, approccia la miserevole Legge di bilancio rispolverando il Superbonus, peraltro utilizzato anche da questo Governo, in funzione di Superalibi per lo squallore degli interventi messi in campo dall’Esecutivo», recita una nota dei parlamentari M5S delle commissioni Bilancio e Finanze. «Giorgia Meloni si svegli dal suo sogno di un Paese dei balocchi e torni a guardare in faccia la realtà. Il Superbonus è stato approvato dalla Lega e da Forza Italia». Concetto su cui, manco a dirlo, si esercita anche Maurizio Landini che, orfano della guerra a Gaza, è tornato ad occuparsi di conti pubblici: «Che la scarsità di risorse in Manovra sia colpa del Superbonus è ipocrisia, perché lo hanno votato e difeso tutti».