WASHINGTON - Si può cambiare il mondo anche mettendosi a sedere, senza sparare un colpo, senza mettere bombe, accomodandosi sul sedile proibito di un autobus in Alabama e poi rifiutando di alzarsi. «Non volevo fare la rivoluzione, avevo semplicemente mal di piedi dopo una giornata di lavoro», disse candidamente Rosa Louise Parks, la commessa che sessant’anni or sono scatenò il movimento per i diritti civili e umani dei "colorati" come lei e che è morta ieri a 92 anni, addormentandosi alle 8 di sera nella sua casa di Detroit. Era il dicembre del 1955, cinquant’anni esatti or sono, quando Rosa Louise McCauly sposata Parks lasciò il grande magazzino di Montgomery, in Alabama, dove era impiegata come lavorante di sartoria a rifare gli orli alle gonne ed accorciare i calzoni, e salì sull’autobus che aveva preso centinaia di volte. Aveva 40 anni e i piedi gonfi. Poiché sugli autobus americani si sale sempre dal davanti, si buttò sul primo sedile libero che trovò, in prima fila.

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Sapeva benissimo che quelle erano le file proibite ai colored come lei, che l’Alabama delle leggi di «Jim Crow», di Jim il corvo, segregavano i neri dai bianchi, i gabinetti, i ristoranti, le fontanelle, le scuole, i negozi, gli ospedali e che il suo posto era in fondo, con gli altri negroes. Ma le facevano male i piedi. L’autista glielo ricordò, e lei, niente. Alla fermata successiva, salirono molti passeggeri bianchi che pretesero i loro posti riservati. Alzati, negra, lasciami il posto. Lei niente. Arrivò un poliziotto che la sollevò di peso e la spinse verso il fondo. «Perché mi spintoni?» chiese Rosa, una donnina. «Non lo so» rispose l’agente, «so che è la legge e io devo farla rispettare». Ma lei, niente. Fu fatta scendere e l’autobus arrivò al capolinea della storia.