Trieste, 24 ott. (askanews) – “Oggi la principale criticità non è più l’impatto diretto dei dazi, bensì quello indiretto, il cosiddetto trade diversion: i Paesi che non riescono più a esportare acciaio negli Stati Uniti riversano il loro prodotto nell’unico mercato ancora relativamente aperto, l’Europa”. Lo ha detto il Presidente di Federacciai e del Gruppo Duferco, Antonio Gozzi, intervenendo all’assemblea di Confindustria Fvg, sulle sfide che la siderurgia europea sta affrontando tra dazi internazionali, concorrenza sleale e politiche ambientali interne.
Si tratta, ha proseguito Gozzi, di una dinamica che rischia di inondare il mercato continentale e di penalizzare ulteriormente la produzione interna. A questo scenario si aggiunge la pressione interna esercitata dalle politiche ambientali dell’Unione. “La siderurgia europea è già sotto stress per effetto della tassa carbonica dell’ETS e per la prevista scomparsa delle free allowances dal 2026” ha affermato Gozzi sottolineando come il Green Deal, pur necessario nella prospettiva ecologica, abbia assunto tratti “eccessivamente punitivi” per i settori industriali strategici.
Gozzi ha ricordato come il settore fosse stato colpito dai dazi introdotti già dalla prima amministrazione Trump che, alla fine del 2018, impose un prelievo del 25% sull’acciaio. Gli effetti per l’Italia furono immediati: nel 2018, ultimo anno senza barriere tariffarie, le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti ammontavano a “poco più di 900 mila tonnellate”; nel 2024 sono scese a “poco più di 200 mila”. Una contrazione assorbita nel tempo grazie alla capacità delle imprese italiane di individuare nuovi mercati, ma che ha lasciato profonde ripercussioni sull’equilibrio globale.






