Il punto di contatto è il mondo della notte. Quelle delle discoteche. In questo ambiente Fabrizio Corona, catanese di nascita, avrebbe avuto rapporti con Gaetano Cantarella, appartenente a cosa nostra e storico affiliato al clan etneo Mazzei incaricato di gestire gli affari a Milano. A parlarne è il collaboratore di giustizia William Cerbo, noto anche come Scarface, con i pm dell’antimafia di Milano. Cerbo è imputato nel maxi procedimento “Hydra” nato dall’inchiesta dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano sulla presunta alleanza nella Lombardia occidentale tra la ‘ndrangheta, cosa nostra e la camorra.

In uno dei verbali resi ai pm Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane Cerbo parla di Cantarella, detto Tanu u’ curtu’, scomparso per «lupara bianca» il 3 febbraio del 2020. La conoscenza tra i due risale al 2011. «Lo conobbi – racconta Cerbo – a casa di Nuccio Mazzei, lì parlammo e diventammo subito ottimi amici – lo chiamavo zio mentre lui nipote –. Nelle discoteche per via di sue conoscenze con Fabrizio Corona e personaggi dello spettacolo. Ricordo che fece venire Fabrizio Corona e Cecilia Rodriguez alla mia discoteca bho».

Sempre secondo Cerbo l’ex agente fotografico «in più occasioni si rivolgeva a Cantarella quando aveva problemi su Milano o, come in un caso, in cui Fabrizio Corona gli chiese un recupero credito di 70.000 euro da fare a Palermo per una truffa patita da un amico di Fabrizio Corona». Ad interessare l’antimafia milanese, diretta dal procuratore Marcello Viola, non sono le dichiarazioni su Corona, ma il contribuito di Cerbo sull’esistenza del sodalizio con esponenti delle tre principali mafie per fare affari illeciti nelle province di Milano e Varese. I verbali sono stati depositati nell'udienza preliminare dove 77 degli oltre 140 imputati hanno chiesto il giudizio abbreviato.