«Il team sta producendo una documentazione fotogrammetrica completa dell’intera superficie scolpita, oltre 330 metri quadrati in totale - spiega Ancient Rome Live - Questo creerà un archivio 3D permanente della colonna prima, durante e dopo la conservazione, garantendo che anche la più piccola crepa, lacuna o segno di scalpello venga preservato digitalmente per il futuro». Al contempo, l’università di Ferrara sta sviluppando «un nuovo sistema informativo tridimensionale» grazie al quale sarà possibile monitorare «le condizioni di degrado, i trattamenti di abbattimento e i materiali utilizzati, e persino eseguendo modelli predittivi per identificare le aree più vulnerabili in futuro».
Ma l’impegno di Musk Foundation supera il Grande raccordo anulare, seguendo le tracce più significative dell’Impero romano lungo tutta la Penisola e anche al di là del Mediterraneo, da Pompei (130 mila dollari per uno studio sui pigmenti usati per dare colore agli ambienti del sito archeologico) fino a Napoli e poi Marocco, Giordania, Albania, Libia, Macedonia del Nord e Tunisia.
«I progetti selezionati condividono l’obiettivo di promuovere la storia della Roma Antica e mirano a portare avanti ricerche all’avanguardia nei campi dello scavo archeologico, del restauro, della conservazione digitale e dell’innovazione applicata al patrimonio culturale», spiegano i promotori dell’iniziativa.






