Sette anni fa l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini ci imbastì una delle sue campagne mediatiche contro i centri sociali e i migranti, ingolosito dalla circostanza di un’inchiesta giudiziaria che affrontava entrambi i fronti. Inchiesta che mise nel mirino il centro sociale ex Canapificio di Caserta, e la sua gestione del progetto Sprar (sistema protezione e accoglienza richiedenti asilo), fino a ipotizzare una truffa sull’utilizzo di 6 milioni di euro di fondi e un’associazione a delinquere.
Il ministro picchiò duro sulla base di una indagine appena iniziata, per lo più in seguito fondata sulle sue dichiarazioni (“che ci siano dei quattrini pubblici gestiti da chi occupò dei locali è una cosa bizzarra” disse in tv collezionando inesattezze, i locali erano in comodato d’uso), e che si è rivelata inconsistente. Ma c’è voluto tempo, troppo tempo: l’archiviazione è arrivata solo nei giorni scorsi, dopo una mega perquisizione del 2019. Poi il fascicolo era rimasto a sonnecchiare sino al quando il nuovo procuratore di Santa Maria Capua Vetere, Pierpaolo Bruni, lo ha tirato fuori dagli armadi e lo ha affidato a un altro sostituto per farlo definire.
Per i 17 indagati – i responsabili del centro sociale, i funzionari del Comune di Caserta, attivisti e associazionisti – è stata disposta l’archiviazione del Gip su richiesta della stessa procura. Per l’occasione si è svolta una lunga conferenza stampa, l’occasione per svuotare i sassolini dalle scarpe. “Siamo orgogliosi dell’archiviazione, sapevamo di essere innocenti, è stata un’indagine chiaramente politica” hanno detto i responsabili dell’ex Canapificio. “Un’indagine piena di forzature, errori e fraintendimenti, in cui sono state utilizzate risorse come se si dovesse scoprire la truffa del secolo o indagare sugli affari della criminalità organizzata, e soprattutto di chiara matrice politica, nata anche grazie alle dichiarazioni del ministro Salvini, allegate agli atti giudiziari come elemento a sostegno dell’accusa, indagine aperta dopo le sue parole e non è stata una coincidenza”, hanno detto tre dei difensori dei 17 ex indagati, gli avvocati Carmine Malinconico, Francesco Pugliatti e Antonello Fabrocile (a difendere gli indagati anche Giuseppe Stellato e Alberto Martucci).







